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50 braccianti assunti nella filiera No Cap grazie al consumo Etico.

Lug 27, 2021 | Blog NoCap, cronaca del momento

La decisione dell’Associazione internazionale per il contrasto al fenomeno dello sfruttamento. Cinquanta lavoratori extracomunitari saranno assunti nell’azienda agricola Prima Bio di Rignano Garganico

«Ai nostri braccianti, se permettete: stavolta pensiamo noi». Suona più o meno così la decisione di No Cap, l’associazione internazionale per il contrasto al caporalato e allo sfruttamento del lavoro, di selezionare i cinquanta braccianti extra-comunitari che saranno assunti dall’azienda agricola Prima Bio, di Rignano Garganico, nel Foggiano, con un regolare contratto stagionale, per la raccolta di pomodori nella stagione 2021-22.

L’iniziativa rappresenta un passaggio importante dell’accordo stipulato un paio d’anni fa tra il gruppo Megamark di Trani, a cui fanno capo ben 500 supermercati nel Mezzogiorno, e No Cap, l’associazione fondata nel 2017 dall’ingegnere camerunense Yvan Sagnet, arrivato in Italia, a Torino, per studiare (si laureerà nel 2013), e trasferitosi in Puglia, nelle campagne di Nardò, per lavorare e mangiare.

Si devono all’ingegnere 36enne: la presa di coscienza dei braccianti sfruttati, il primo processo in Europa nei confronti dei presunti caporali e imprenditori agricoli e, soprattutto, l’introduzione in Italia del reato di caporalato. Da allora, Sagnet ed i suoi collaboratori sono riusciti a mettere su la prima filiera bio-etica contro il caporalato.

I cinquanta braccianti alloggeranno nel villaggio Don Bosco (gestito dalla comunità Emmaus, fondata alla fine degli anni ’70 da sacerdoti salesiani illuminati, tra i quali Don Nicola Palmisano), e avranno una paga di 70 euro lordi al giorno per sei ore e mezzo di lavoro; oltre ad essere accompagnati, gratuitamente, nei campi del Gargano.

«Anche i cittadini possono fare la loro parte, scegliendo di comprare prodotti etici e permettendo quindi a modelli virtuosi di crescere nel tempo», ricorda Sagnet. A proposito di filiera etica, il raccolto sarà poi trasformato da Prima Bio in passate di pomodoro biologico con marchio di qualità etico «Iamme», e distribuite nei supermercati del Gruppo Megamark, che si è fatto carico delle 500 borracce termiche distribuite in questi giorni di caldo torrido ai lavoratori della rete No Cap in Puglia, Basilicata, Sicilia, Calabria e Campania.

Servizio del Corriere della sera

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