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La Filiera No Cap

La conoscenza che abbiamo dei cibi che arrivano sulle nostre tavole si limita spesso al paese di provenienza, alla data di scadenza o ai valori nutrizionali. Ancor meno sui prodotti freschi, verso i quali il nostro interesse resta circoscritto principalmente al luogo di produzione del prodotto. Poco o nulla sappiamo dell’impatto sull’ambiente e sulla società, del rispetto dei diritti umani, degli standard di lavoro dei prodotti che acquistiamo. Lo sfruttamento del lavoro in agricoltura è un fenomeno ricorrente in gran parte dei paesi UE. Tante e diverse le cause che lo originano ma tutte riconducibili al modello di sviluppo economico incentrato, per quanto riguarda il settore agricolo, sulla posizione di forza della Grande Distribuzione Organizzata che definisce e impone all’anello debole della filiera, i produttori, prezzi irrisori di acquisto dei loro prodotti spesso determinati da un sistema di aste elettroniche al doppio ribasso.

È evidente che questo sistema genera una distorsione su tutta la catena di approvvigionamento ma soprattutto è sul prezzo che l’industria alimentare gioca la sua competitività piuttosto che decidere di puntare su strategie premianti come la sostenibilità ambientale e etica o su canali virtuosi di approvvigionamento. Tali condizioni si ripercuotono inevitabilmente sui costi della manodopera e il prezzo di acquisto, applicato dalla GDO, diventa così il principale ostacolo per contratti regolari di lavoro. Una giusta retribuzione ai lavoratori della filiera agroalimentare è fondamentale per contrastare il fenomeno e garantire i diritti dei lavoratori.
Superare questo modello è per NO CAP essenziale per ridare ai lavoratori la giusta collocazione nel mercato del lavoro, contribuire all’emersione del lavoro nero e salvaguardare le aziende agricole che subiscono la concorrenza sleale di chi sfrutta la manodopera.

Il nostro modello

Il cammino non è stato facile. Ci è voluto un impegno continuo e costante negli anni e un approccio globale per proporre e attuare un modello di sviluppo economico più equo che vede coinvolti i principali attori della filiera agro-alimentare. Sono state individuate imprese di distribuzione disposte a lavorare con NO CAP con le quali tracciare un percorso che vede vincenti lavoratori e imprese agricole. Il modello di filiera coinvolge da un lato i braccianti e dall’altro i produttori con i quali viene stabilito il prezzo di vendita finale dei loro prodotti concordandolo con i punti vendita (supermercati, rivenditori al dettaglio o all’ingrosso). Il prezzo tiene conto dell’incidenza del costo della manodopera calcolato sulla base di quanto previsto dai Contratti Collettivi Nazionali e dei servizi offerti ai braccianti, pur restando sostenibile per il consumatore finale.
Viene così meno l’alibi del sottocosto da parte dei produttori e i lavoratori possono essere assunti per il periodo di raccolta con contratti regolari e tutelati dallo sfruttamento. No CAP supporta le aziende nella ricerca di un distributore che sia in grado di mantenere il prezzo stabilito e ne cura la campagna di informazione; difatti il/i prodotto/i agricolo/i venduto/i nei piccoli supermercati o nella catena della distribuzione affiliata al progetto sono sempre accompagnati da una cartellonistica e da flyer che spiegano le finalità del progetto NO CAP.

Il modello si basa, quindi, sulla condivisione del progetto sociale tra tutti gli attori coinvolti: lavoratori, agricoltori, consumatori e operatori della commercializzazione e coniuga sostenibilità ambientale, sociale ed economica
dando vita alla filiera etica l’unica in grado di spezzare la catena dello sfruttamento sfrenato e senza scrupoli. 

È evidente che maggiore sarà la consapevolezza del consumatore nel comprare etico, maggiore sarà la richiesta di acquisto di tali prodotti diventando un incentivo indiretto per le aziende per produrre in modo etico e sostenibile. Molte le imprese che condividono il nuovo modello economico che elimina le cause del caporalato a monte, e non si limita ad intervenire semplicemente sugli effetti. Queste aziende stanno costruendo il nostro futuro, e dare loro visibilità è parso all’associazione NO CAP, un modo efficace per combattere il caporalato a cui affiancare azioni di denuncia e di protesta contro quelle aziende che rimangono per scelta o per costrizione, prigioniere di questo regime schiavistico che mortifica l’essere umano e degrada il lavoro a pura merce spendibile. Ai produttori che condividono il nostro modello riconosciamo un Attestato di Rete e il bollino etico NO CAP per rendere visibile ai consumatori la loro azione e il loro impegno contro il caporalato. La nostra azione parte dall’aver un contatto diretto con i braccianti siano essi stranieri (UE ed extra) che gente locale. Ci rechiamo nei luoghi della contraddizione sociale che sono le baraccopoli, le periferie e incontriamo i braccianti sfidando i caporali e la criminalità che li controlla. Li inseriamo in un circuito di lavoro legale dando loro non solo un contratto a chi non lo ha, ma se del caso anche alloggi dignitosi e forniamo un sistema di trasporto sicuro e gratuito.

I servizi a imprese e lavoratori

Assistenza ai produttori per la definizione del prezzo equo di vendita e ricerca di nuovi canali di sbocco;

Assistenza legale alle imprese per la messa in regola dei lavoratori e verifica dei Contratti Collettivi Nazionali per i lavoratori agricoli;

Collaborazione con i Centri per l’Impiego per la selezione di manodopera e per la verifica dell’assunzione sulla base dei Contratti Collettivi Nazionali;

Visite mediche e controlli sanitari preventivi all’assunzione e assistenza medica eventuale presso i centri preposti alle cure e monitoraggio di patologie riscontrate;

Assistenza ai lavoratori per offrire Trasporti “Gratuiti “ e sicuri con mezzi idonei e manutenzioni costanti e sanificazione degli stessi;

Monitoraggio e controllo sul campo delle condizioni di lavoro. Verifica della messa a diposizione da parte delle imprese di: tute, guanti, e degli strumenti di lavoro per permettere ai braccianti di svolgere il proprio lavoro in sicurezza. Verifica della predisposizione di bagni chimici sul luogo di raccolta e ove previsto di mense adeguate con aree di ristoro per le pause lavorative;

Assistenza agli alloggi per coloro che non hanno un luogo sicuro dove risiedere durante il periodo della raccolta. Accordi e firma di protocolli di intesa con enti e organismi locali per garantire una vita dignitosa ed incentivare così la fuoriuscita dai ghetti;

Assistenza post lavoro per disbrigo pratiche amministrative, rinnovi documenti, rilascio codici fiscali, apertura di conti correnti e assistenza linguistica.